IL MISTERO DI UNA NATURA INDOMABILE

Fotografie di Ted Engelmann

 

 

Testo di Ambra Laurenzi

 

 

                

 

 

Nel corso delle estati 2008 e 2009, il fotografo americano George T. Egelmann si è inerpicato sulle montagne del Rocky Mountain, a 3.505 metri di altezza, alla ricerca del Rocky Mountain Bristelcone Pine che il suo omonimo, l’eminente botanico Dr. George T. Engelmann aveva scoperto circa un secolo prima.
Nel 1863, il Dr. George T. Engelmann è stato uno dei cinquanta scienziati eletti dal Congresso come membro fondatore della National Academy of Sciences, è stato membro attivo della American Academy of Arts and Sciences ed uno dei dodici membri fondatori della Accademia delle Scienze di St. Louis. Egli è il “padre scientifico” del Missouri Botanical Garden di St. Louis, realizzato nel 1859.
Nonostante non ci sia apparentemente alcuna lontana parentela, in occasione del 200° compleanno del dottore in botanica Engelmann, il fotografo Engelmann si è sentito in dovere di onorare il suo nome e il suo lavoro, come egli stesso racconta, rendendogli omaggio con queste immagini che illustrano le sue importanti scoperte.
Si può dire che questo lavoro sia il risultato di un insieme di coincidenze.
La prima coincidenza, come è stato detto prima, è nei nomi. La seconda, ma non secondaria, è l’incontro e lo stimolo di Hal D. Gould, Maestro Fotografo e fondatore di una delle gallerie di arte fotografica più importanti degli stati Uniti, Camera Obscura di Denver, il quale già precedentemente aveva fotografato il Rocky Mountain Bristelcone Pine.
L’indubbio fascino di questo albero deriva dal suo essere indomabile e dall’essere sopravvissuto nei secoli, essendo oggi il più antico essere vivente sulla Terra.
La fotografia di Engelmann non prevarica il soggetto piegandolo alle sue esigenze espressive, ma lo rispetta mettendo il suo obbiettivo al servizio della forza espressiva della natura. Tutti gli intrecci e i nodi degli alberi, i rami battuti dal vento, sono fotografati in un bianco e nero puro e senza compiacimenti, che ne esalta le forme quasi astratte.
Solo in un secondo momento, guardando le fotografie, le geometrie si compongono all’interno di nuove visioni che l’autore sottolinea nelle didascalie delle immagini: in “movement stopped” sembra di assistere ad una presa di lotta libera; in “diva” si percepiscono braccia aperte su cui emerge una chioma al vento; in “bending with the wind” si sente la forza del vento che piega i rami dell’albero. E’ la forza della natura che si esprime, così come si esprime la forza del tempo in “ frozen in time” e “left alone”.
Le fotografie di Engelmann hanno il merito di ricondurci, come esseri umani, alla nostra reale dimensione di piccola presenza in uno scenario dove non si può che assistere ad uno spettacolo grandioso e ci rammentano che natura è un concetto troppo profondo, e tempo una dimensione troppo grande, perché noi possiamo riuscire a concepirli veramente.

 

 

Gennaio 2012

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