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Erico Menczer  – Fotografie 1945-1960

Il racconto poetico di un testimone oculare

 

Libreria Odradeck Roma, 2 Aprile 2005

 

La serie di fotografie presentate in questa mostra fanno parte di una vasta produzione di immagini che Erico Menczer ha realizzato dal 1945 al 1960, in luoghi diversi, nel corso di viaggi legati alla sua attività cinematografica.

Appare evidente la caratteristica di “appunti di viaggio” di queste fotografie realizzate con sguardo attento  e partecipe che riesce  a cogliere quel momento in cui il soggetto, la macchina fotografica e il fotografo convergono in un unico istante espressivo.

Merito di questa raccolta è quello di proiettarci in un passato prossimo di cui percepiamo quel sapore e quella poesia che la letteratura ed il cinema, della seconda metà del ‘900, hanno contribuito a tenere vivi nella nostra memoria.

Merito di Erico Menczer è quello di aver trovato, con grande naturalezza, una immediata sintonia con le varie realtà incontrate che è riuscito a raccontare con altrettanta grande naturalezza, sia che si trattasse di persone o di atmosfere legate ai luoghi.

La bellezza dei gesti e degli sguardi è spontanea, senza sovrastrutture, e Menczer fotografa senza sovrapporre alcun giudizio o pregiudizio, ma rendendo ad ogni soggetto la dignità che gli compete.

Che si tratti dell’espressione di un bambino o della rappresentazione di un ambiente,  assistiamo ad una contrazione di tempo e di luogo che rende queste fotografie rappresentazione di microcosmi dove la vita si esprime con le sue facce, i suoi chiaroscuri, la sua imprevedibilità che Menczer ha colto assumendo il ruolo di testimone oculare di storie che volevano essere raccontate.

Quello raccontato da Menczer é un momento storico di transizione per il nostro paese e per tutta l’Europa. E’ il dopoguerra, momento in cui il  paese si sta risvegliando. La provincia italiana, profondamente legata alla realtà contadina, presenta la varia umanità di una tradizione arcaica che ancora non subisce le tensioni che saranno prodotte, negli anni successivi, da un paese alla  ricerca di una nuova identità.

Sono immagini che richiamano l’esperienza di altri fotografi del Neorealismo italiano come Pietro Donzelli per i paesaggi della piana del Po o Carlo Bavagnoli per la capacità di raccontare i bambini e la gente ripresi nei momenti quotidiani.

Stimoltati dalle fotografie di Menczer alcuni poeti hanno voluto dedicare all’evento una serie di poesie che integrano la mostra, e il libro che la accompagna (Fotoscritture Istantanee di Erico Menczer, ed. Lietocolle), con una diversa forma di linguaggio.

Un connubio che Ennery Taramelli in Viaggio nell’Italia del Neorealismo (ed. SEI, Torino 1995) ha con grande acutezza definito:“….prima ancora di essere seduzione estetica, l’incontro tra fotografia e letteratura si accorda sulla omologia di sostanza che esiste fra i due linguaggi, in virtù dell’intimo potere della fotografia di dar forma al pensiero per immagini, propria dell’affabulazione narrativa.”

 

Ambra Laurenzi

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