Ravensbrück

Il lager delle donne

Le fotografie che seguono, scattate da Ambra Laurenzi a Ravensbrück, nel corso di alcuni viaggi connessi alla sua lunga collaborazione con l’ANED, dialogano con alcuni testi raccolti da Aldo Pavia, su richiesta dell’autrice, a partire da testimonianze di ex deportate, o elaborati ex novo in funzione della sequenza visiva. I testi si avvicendano alle fotografie o si inscrivono all’interno di esse. Talvolta anticipano le immagini, che rispondono con associazioni cinematografiche o grafiche, altre volte traggono le conseguenze, sollecitando ulteriori risposte. Non si tratta di didascalie: essi infatti non descrivono né forniscono una interpretazione filologica delle immagini. L’incipit della sequenza ripropone il tòpos dell’ingresso, dell’attraversamento della soglia dell’inferno – basti pensare ai primi minuti di Shoah, il monumentale e inesorabile documentario di Claude Lanzmann. Le fotografie cercano di posizionarsi, oggi, in quell’inferno. Ne documentano l’anonima apparenza, quel poco che resta malgrado tutto. Cercano di interrogarne le tracce e rispondono loro con argomenti che fanno capo tanto alle emozioni del momento – un momento che è quello, simbolico per definizione, del Viaggio della Memoria, e dell’atto fotografico – quanto alla lezione della storia…

dall’introduzione di Giacomo Daniele Fragapane

Proiezione luminosa della planimetria del campo, all’interno

del museo.


Un binario troncato. Punto di arrivo e di fine del passato…

 


“Silenzio….uno spaventoso silenzio. Stavo in piedi con i denti

così serrati da sentir dolere le mascelle”

 


“L’appello è un mezzo, fra i tanti, studiato apposta per mettere

le prigioniere in condizione di non pensare, per disumanizzarle, per distruggerle…”